In un paese della Sardegna orientale, le sorelle Ruth, Ester e Noemi Pintor cercano di mantenere la dignità di una casa nobile ormai impoverita. Accanto a loro vive Efix, il servitore fedele che lavora il piccolo podere e porta dentro di sé il peso di una colpa del passato. Un equilibrio già precario viene messo alla prova dall’arrivo di Giacinto, figlio della sorella Lia, che aveva lasciato la famiglia anni prima.
La storia avanza fra memorie non pacificate, difficoltà economiche, sentimenti trattenuti e tentativi di riparazione. La forza del romanzo sta nel modo in cui Deledda rende importanti anche gesti apparentemente minimi: una visita, una parola pronunciata con esitazione, il lavoro quotidiano nell’orto.
Il titolo rinvia all’immagine di esseri umani esposti a forze più grandi di loro. Ma il libro non nega la responsabilità delle scelte: proprio nello spazio fra destino e volontà si gioca il dramma dei personaggi.